- Indirizzo: Via Zenzano, 10, Vignola, MO, Italia
- Categoria: Festival
Femmfest
Dal 2021
Bio in breve: Femmfest nasce in una taverna, durante i primi freddi dell’inverno 2021. Sul tavolo pizza e birra, intorno 5 ragazze che hanno un sospetto: manca qualcosa. Nei nostri paesini, in Italia, nel mondo, nell’universo: manca qualcosa. Manca l’equità. Chi siamo? Federica non ha ancora deciso se da grande diventerà un’oste o un’insegnante di yoga, magari tutti e due. Vuole bene a tutt* tranne a chi non mangia le croste della pizza. Dopo l’università ha detto addio alla città per nostalgia della Provincia. Qui, oggi, trotterella tra mercatini ciappinismo e cammini. Kledia è linguista, appassionata di oggetti di arredo eccentrici, ascolta troppi podcast true crime e preferisce le tacche alle pinze. Francesca crede che le amiche intorno a un tavolo siano il pranzo perfetto, sente la testa più leggera sopra i duemila metri e ha un lavoro profumato di erbe e spezie. Partecipare a un progetto come questo la fa sentire nel posto giusto. Ilenia è in costante ricerca di fotografie di sconosciuti al mercatino dell’antiquariato. Le piacciono le giornate lente, quelle che danno il tempo di annoiarsi. Crede nella bellezza esattamente dove non pensi possa essere. Cuce, rammenda, rattoppa, monta e smonta di mestiere. Laura ama le parole e le storie e non conosce altro modo d’esistere se non facendo politica. È irrimediabilmente attratta da degrado, ecomostri, non luoghi e dalla nebbia della bassa. Va al cinema una volta a settimana e per vivere insegna a danzare. Siamo queste qua. E abbiamo in serbo tante di quelle sorprese che la bomba che abbiamo nel cuore tra poco esplode. L’edizione zero del Femmfest si è tenuta dal 16 al 19 Dicembre 2021 nell’ex Lavatoio del Comune di Vignola, in provincia di Modena. Da allora sono successe tante cose belle e tante ancora ne accadranno… state con noi!
Femminista perché: Per prima cosa Femmfest è un festival femminista. Intersezionale e transfemminista. Che cos’è il femminismo intersezionale? È una filosofia contro le oppressioni, tutte quante, partendo da quella originaria, dell’uomo sulla donna. L’impianto patriarcale della società in cui viviamo, è talmente saldo e profondo da essere considerato l’unica alternativa possibile, dalle donne in primis. Questo a causa di una cultura millenaria che, dall’architettura dei cessi nei locali, ai tragitti degli autobus, alle statistiche da cui spesso le donne vengono eliminate perché considerate dati di disturbo, ha creato un mondo su misura per l’uomo. E ogni volta che una donna non riesce a rispettarne le regole, gliene viene fatta una colpa senza porsi alcuna domanda di autoanalisi o di analisi sociale. Ecco, il femminismo fa questo: pone domande, continuamente. È un metodo di scavo, qualcosa a metà tra l’archeologia e la nuova ingegneria ambientale, per cercare sotto, andare affondo, e vedere cosa si potrebbe cambiare per migliorare la condizione di tutt*. Distruggere e smascherare i meccanismi oppressivi in modo da saperli riconoscere. Sulla popolazione femminile come sulla popolazione non bianca. O su quella non abile. O su quella non eterosessuale e cisgender. E allora perché non lo chiamiamo paritarismo, se vogliamo metterci dentro tutt* e non solo le donne? Perché chiamarlo femminismo è una scelta politica. Contro il principio che tutto ciò che è femminile deve essere per forza piccolo, frivolo, sostituibile, non interessante, un guilty pleasure per cui un uomo non potrebbe mai dichiararsi femminista anche se si comportasse come tale, perché se ne vergognerebbe. Il femminismo intersezionale lavora anche sulle parole. Si riappropria del termine per riappropriarsi di dignità e spazio. Ed è ora che non ci vergogniamo più, di essere come siamo. Femmfest è una festa. Perché nella lotta non vogliamo dimenticarci di stare bene insieme. Vogliamo combattere con armi non convenzionali: cultura, musica, vino, risate, dibattito e ironia. Il nostro obiettivo è quello di ricreare un ecosistema di ciò che sarebbe se si sospendessero le voci dei bias cognitivi intrisi di patriarcato, razzismo sistemico, abilismo ed eteronormatività, di cui tutt*, nessun* esclus*, siamo scrigni. Ci immaginiamo un luogo dove si possa parlare di tutto, e di tutto come se fosse la prima volta che se ne parla. Con parole nuove e con nuove regole che tengano conto dell’inclusività, che mettano costantemente in dubbio il privilegio che ognun* di noi possiede. Un’officina brulicante di persone e di storie che sappia convertire la rabbia singola in risata condivisa, sfruttandone forza e visceralità. Un laboratorio di coscienza e autocoscienza senza mai dimenticare che un mondo che balla è un mondo buono. Un mondo che sa fare festa è un mondo che non ha voglia di sganciare bombe. Un mondo che sa convertire la cultura, la consapevolezza e la politica, in gioia, è un mondo senza confini. Femmfest è un festival di periferia. Vive nei luoghi dove si ritiene impossibile che le cose possano succedere, i luoghi dell’infanzia da cui prima o poi, per brevi o lunghi periodi, si scappa in cerca di fortuna, o di se stessi. Prende posto in spazi talmente pieni di tradizione e ricordi da creare la tensione necessaria per opporsi alla conservazione (conservazione, non “conservatorismo”, perché l’istinto a conservare, preservare nella forma conosciuta e familiare, è tipico spesso anche di chi si dichiara progressista). È l’occasione per arricchire di nuovi temi un dibattito popolare che ad oggi li ignora e cominciare ad apparecchiare un terreno fertile per le nuove generazioni di provincia che sconfinando nella vastità di internet si ritrovano senza punti di riferimento, nei rispettivi paesi, a cui poter porre le proprie domande. È un luogo di ritrovo e connessione aperto alle contaminazioni dall’esterno e che ospiterà realtà metropolitane, espert* e associazioni, oltre che valorizzare talenti emergenti. Femmfest sta fuori dal centro, proprio come l* miglior* protagonist* di coming of age, che per conoscersi devono saltare “fuori dal cerchio”, di ciò che l* protegge, di ciò che credono di sapere, di ciò che riconoscono e a cui sono legat*. Abita i bordi, i margini, le zone in ombra di confine e gli spazi liminari, dove le cose fanno fatica ad arrivare e a sopravvivere, tranne la nostalgia e l’autenticità.
Grida di gioia: Vieni come sei!
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